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Via S. Marino, 12 - 64100 Teramo - tel. 0861/411762 - fax 0861/211110 |
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Dal 1 settembre 2009, per effetto dei processi di dimensionamento delle istituzioni scolastiche in corso, l'ITIS "E. Alessandrini " di Teramo e l'IPSIA "E.Marino" di Teramo, pur mantenendo le proprie caratteristiche sul piano strutturale e didattico, si sono accorpati dal punto di vista amministrativo in un unico Istituto. L'Istituto è così diventato I.I.S. Alessandrini - Marino. PRESENTAZIONE STORICA DELL’ I.T.I.S. "EMILIO ALESSANDRINI" L'Istituto Tecnico Industriale Statale "E. Alessandrini", fondato nel 1959, è sempre stato un valido ed aggiornato centro di formazione tecnico - scientifica nell'ambito del territorio teramano. La nostra scuola, con le specializzazioni ad indirizzo elettrotecnico e meccanico, si inserì sin dalla sua istituzione nel processo di trasformazione e di sviluppo economico e sociale della provincia di Teramo, che, nel volgere di qualche decennio, modificò radicalmente la realtà produttiva da agricola ad agricolo-industriale.
Questo processo continua tuttora e mostra il passaggio da un'industria che negli anni sessanta assorbiva soprattutto manodopera poco qualificata ad un'industria più matura, con prevalenza di personale tecnico specializzato e qualificato. Coloro i quali hanno proseguito gli studi universitari hanno generalmente conseguito la laurea nelle facoltà a carattere scientifico-tecnologico, come ingegneria, fisica, chimica, ed operano nel mondo dell’industria, delle libere professioni, dell'insegnamento e della pubblica amministrazione. |
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CHI ERA EMILIO ALESSANDRINI Emilio Alessandrini - Uomo d'Abruzzo - Magistrato d'Italia Emilio Alessandrini nasce il 30 agosto del 1942 a Penne, in provincia di Pescara. Dopo la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli. Con una tesi in procedura penale, si laurea nel 1964. Nel 1967 vince il concorso in magistratura e l’anno successivo è sostituto procuratore della Repubblica a Milano. Si sposa con Paola Cecilia Bellone il 25 ottobre del 1969. L’anno dopo nasce suo figlio Marco.
Come scrive Walter Tobagi all’indomani del delitto: ‘sarà per quella faccia mite, da primo della classe che si lascia copiare i compiti, sarà per il rigore che dimostra nelle inchieste, Alessandrini è il prototipo del magistrato di cui tutti si possono fidare, … era un personaggio simbolo, rappresentava quella fascia di giudici progressisti, ma intransigenti, né falchi chiacchieroni, né colombe arrendevoli’. E in effetti, Alessandrini coniugava il rigore richiestogli dalla professione con la necessità di capire i fenomeni più drammatici della politica e della società del suo tempo. Al terrorismo rosso aveva dedicato il proprio impegno dopo il processo per la strage di Piazza Fontana. Un impegno costante, espresso su fronti diversi. Solo grazie al terrorista pentito Roberto Sandalo, fu possibile, nel maggio 1980, rivelare ai magistrati inquirenti i membri del commando che uccise Alessandrini. Il processo si aprì nel maggio del 1983 e si concluse nel dicembre di quell’anno. La seconda Corte d’assise di Torino, dopo dieci giorni di camera di consiglio, condannò Sergio Segio all’ergastolo e Bruno Rossi Palombi a ventiquattro anni di reclusione. A coloro che si dissociarono dalla lotta armata, come Marco Donat Cattin, spettarono pene minori
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